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acuto

 

 

ACUTO

Gilgamesh Edizioni

 

 

Anche quell’inizio d’estate non lasciava niente al caso. Da anni, puntualmente, le previsioni meteorologiche davano indicazioni precise; tutt’al più concedevano l’incertezza di un insignificante ritardo. Così l’afa attesa rendeva insopportabili le prime ore del pomeriggio e toglieva ogni volontà di azione.
La vita di Elisa non si allontanava da percorsi prevedibili. Per lei era normale considerarsi una privilegiata non avendo una routine quotidiana da assolvere. Ogni faccenda domestica era compito dell’insostituibile Maria, presenza discreta e abituale presso la famiglia.
Quel ventidue giugno Elena e Edoardo, i nipotini di sei e quattro anni, dopo un’intera mattinata trascorsa in spiaggia, avevano ceduto alla stanchezza e stavano riposando insieme a Emanuela, la loro mamma. Anche Alberto, suo marito, si era concesso un breve relax in camera prima di tornare in città e riprendere il lavoro presso lo studio notarile. Erano questi gli unici momenti in cui la casa poteva finalmente godere di un silenzio innaturale.
In una zona ombreggiata del giardino, sprofondata in una comoda poltrona di vimini, Elisa si era abbandonata a quel torpore quando il suo cellulare, dimenticato acceso sul tavolinetto lì vicino, si mise a squillare. La tentazione fu quella di non rispondere, poi, mollemente allungò il braccio e, incapace di negarsi, si lasciò investire dalla voce che proveniva dall’apparecchio.