L’OMBRA DEL VERO

Per decidere di lasciare la vita la si odia strenuamente, oppure la si ama al punto di volerla congelare? Carla Magnani nel romanzo “L’ombra del vero” (Le Mezzelane, 2019) affronta lo spinoso tema del libero arbitrio, che spingendosi sino all’estremo atto può condurre al suicidio.
Tematica delicata, cupa, che l’autrice dipana con razionalità e misura, come un acrobata su un filo. E come quest’ultimo non può concedere alle emozioni di pregiudicare l’equilibrio ricercato, così nel libro i temi affrontati si dispiegano come se li si osservasse dall’esterno.
La protagonista della storia è Anastasia, donna in carriera, madre di due figli, moglie fedele, figlia devota, riferimento per tante, troppe persone che si appoggiano alla forza che dimostra ogni giorno di possedere. Ma per Anastasia è solo una faticosa pantomima, fingersi quello che non è per illudersi che la sua essenza non si discosti da ciò che di lei viene percepito.
Un animo troppo sensibile il suo, che non è stato in grado di superare orrori che la vita non dovrebbe far conoscere quando non si è in grado di gestirli, come la morte di una compagna di scuola di soli tredici anni durante una partita di pallavolo o quella di una amica obbligata a scegliere tra due opzioni impossibili: dare alla luce il figlio e morire o continuare a vivere con il ricordo costante di un’amputazione indelebile.
Proprio per paura, per non permettere al dolore di macchiare la sua “perfetta” esistenza, Anastasia matura una scelta, vuole impedire al destino di travolgerla senza preavviso. Non è una decisione impulsiva, piuttosto premeditata, organizzata, definita nei dettagli: il giorno, il luogo, la curva dove non sterzerà. Sì, la piangeranno, ma poi se ne dimenticheranno e i suoi cari potranno andare avanti.
Anche i piani ben congegnati però talvolta tradiscono le attese, dimostrando che quella che noi chiamiamo libertà altro non è che il risultato di un benestare ultimo. Il fato può assecondarci oppure no, palesando brutalmente che non sta a noi pianificare il domani, possiamo tentare, ma l’ultima parola resta sua.
Così Anastasia è intrappolata in un beffardo coma, in un limbo senza pace, né per lei né per i suoi cari. Come una carrellata disarmonica, le diverse reazioni che al dolore si possono avere, sopraggiungono a fasi alterne tra la voce sgraziata dell’acida caposala e il tono affettuoso dell’infermiere Silvano.
Di fronte al corpo di Anastasia si aprono mondi inattesi che rivelano il torbido o segreti sepolti in grotte dimentiche. Così la sorella ammette di averla sempre detestata per essere la figlia perfetta che non faceva che metterla in ombra; il suo amico d’infanzia, oggi dipendente dell’azienda di famiglia che lei dirige, le confida di essere sieropositivo e che tale condizione lo ha portato a chiudersi in una solitudine disumana; la sua migliore amica, che da decadi è al suo fianco, le rivela di essere innamorata di lei.
Più la degenza di Anastasia si protrae e più i freni inibitori cadono, così sopraggiungono rivelazioni inattese e sconcertanti, e se dapprima lei provava pena per lo strazio che stava causando, sentendosi in colpa e al tempo stesso un’inetta per aver fallito nell’impresa, dopo aver conosciuto alcune delle persone che reputava “care” per quello che realmente sono, è pervasa da rabbia e astio.
Il romanzo della Magnani che per gran parte si dispiega lentamente, nel finale acquisisce un brio e un ritmo che per i primi tre quarti non lasciava presagire. Proprio nell’attimo poi in cui Anastasia deve esser trasportata in una clinica di lunga degenza, infatti, l’inatteso colpo di scena.
Emiliano Reali (scrittore e blogger) Huffington Post


L’ombra del vero di Carla Magnani edito Mezzelane Casa Editrice. Per uccidersi non occorre coraggio, ma la fottuta paura di vivere!

Anastasia Bonti Fiotti, 42 anni, pare abbia avuto tutto dalla vita: una famiglia amorevole, una carriera brillante, l’agiatezza economica… Eppure, la sua è un’anima tormentata, oppressa, martoriata. Un’idea fissa la perseguita, la rincorre, la devasta. Un forte senso di inadeguatezza alla vita, la paura del domani, il pensiero di essere immeritevole di un dono straordinario, che racchiude in se dolori, sconfitte, paure, ma anche gioie e successi, minano la mente della donna, che inizia a prendere seriamente in considerazione l’idea di farla finita.

“Con il tempo questo dolore si è arricchito di paura; paura del dolore, della paura stessa, mi ha avvicinato alla fuga, quella definitiva, senza ritorno. È così che ho,preso confidenza con la morte. Ho iniziato a considerarla una risorsa, la mano tesa di un’amica pronta a darmi sollievo. Sembra incredibile, pazzesco, da mente malata. Ne sono consapevole. Io stessa inorridisco considerando quella che sono diventata. Lo so. Come so quanto mi sia difficile continuare a fingere con tutti, tentando di ingannare anche me. Far fronte a quello che viene considerato il bene più grande, la vita, è troppo, non sono e non sarò mai pronta. Basta solo immaginare un domani cupo ed ecco che lo stomaco si chiude, mi manca il respiro, sono in preda al terrore. Nascondere gli attacchi di panico è diventato un lavoro a tempo pieno e ogni volta ne esco sconfitta. Potessi almeno gridare, far partecipi gli altri, cercare di vomitare tutto lo strazio che provo e che mi annienta, ma sarebbe ingiusto far soffrire chi amo. Il dolore mi appartiene.”

È un attimo: ciò che sembra un tragico incidente d’auto è in realtà il tentativo di suicidio, tentativo peraltro fallito. E così Anastasia si ritrova in un letto della terapia intensiva, con i pensieri vigili ma ancorata ad un corpo che non vuole rispondere più. Beffata inesorabilmente, stavolta dalla vita e dalla morte. L’insuccesso del suo intento la costringe a vivere un nuovo, inaspettato dolore, quello del fallimento.

“La morte così tanto voluta si è trasformata in un attesa maledetta, e il mio è il dolore del fallimento. Non basta tutto l’odio che provo nei miei confronti. Potessi sprofondare nell’oblio, lo farei con la speranza di un percorso senza ritorno.”

In quella stanza di ospedale il tempo per Anastasia scorre privo di cognizione, e quando è vigile, prova a giocare con i pensieri, formando con le lettere dell’alfabeto parole che descrivono lei e il suo modo di vedere le cose, le persone e la vita. Sono quelli i giorni in cui si alternano anche visite brevissime, dei suoi cari e degli amici e colleghi legati a lei da profondo affetto e stima. Ignari che Anastasia sentisse, si aprono raccontando verità a tratti sconcertanti e inaspettate, proiettandola in un parallelismo inatteso. Il male di vivere domina il romanzo di Carla Magnani, che lo narra con eccelsa maestria. Un racconto di un dolore enorme, custodito gelosamente in silenzio, pone i riflettori sul lato oscuro tipico di ogni essere umano, purtroppo troppo frequente nel periodo in cui viviamo. La difficoltà di affrontare la vita nel quotidiano e di accettarla così com’è, la paura del domani con le sue relative e inesorabili incertezze, il disorientamento verso l’esistenza spesso vissuto in totale solitudine, sono ampiamente narrati dall’autrice, che suscita nel lettore non solo interesse, ma genera inevitabili spunti di riflessione. Il finale inaspettato, ci costringe a fermarci e a scrutarci dentro, senza remore, con occhi critici e amorevoli.

E a tal proposito riprendo uno stralcio di un pensiero di Harvey Mackay: “…Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, hanno solo promesso che ne sarebbe valsa la pena.”

Un libro di cui consiglio vivamente la lettura!
Fabiana Manna (ilmondoincantatodeilibri)


L’ombra del vero racconta la storia di Anastasia, una donna di 42 anni, in piena maturità fisica e intellettuale, che vuol decidere il suo destino con il suicidio, perché non crede di essere in grado di affrontare il dolore che in futuro le si presenterà davanti. Per questo fissa la data esatta in cui finalmente la farà finita, anche se è una donna realizzata, ha un marito e due figlie, un padre che vive alla sua ombra. La protagonista decide il giorno perfetto per mettere in scena un finto incidente automobilistico, costruito così bene da non far capire a nessuno che invece si tratta di un suicidio. L’auto esce di strada in curva, ma il destino ci mette una toppa, o meglio, si mette di mezzo e non permette di compiere il gesto estremo. La macchina esce di strada ma la donna non muore, si ritrova paralizzata in terapia intensiva, in coma ma è perfettamente cosciente. Il romanzo si sviluppa nella stanza della clinica, dove si avvicenda varia umanità: infermieri, familiari, una caposala … c’è chi parla con la degente sperando di farla rianimare, altri dicono cose di diverso tenore, si lasciano andare a considerazioni anche fuori luogo. La donna sente molte cose che sarebbe meglio non sapere, tutto questo aumenta la sua sofferenza, fino a quando non decide di organizzare una sorta di dizionario, ogni parola sentita finisce per evocare un momento della sua vita. L’ombra del vero narra il male di vivere di montaliana memoria, è una lettura a tratti sofferente, da thriller sentimentale, terapeutico, affronta un tema complesso coma la paura della morte. Scritto in prima persona, risulta rapido e avvincente, consente l’immedesimazione totale tra lettore e protagonista. Il romanzo basa molta della sua forza narrativa sulle efficaci descrizioni della natura che costituiscono una parte importante dell’intera opera, impostata sul tentativo di recuperare ciò che eravamo, in una specie di strano gioco che tenta di risalire ai giorni perduti della nostra infanzia.
Gordiano Lupi (leggere tutti)


Carissima Carla, ho finito in questo esatto momento il tuo libro! Ebbene, se il finale mi ha sorpreso (non me lo aspettavo proprio), non meno sorprendente è stata l’intera trama narrativa, la storia in tutte le sue sfaccettature. Lo trovo un libro con diverse e meravigliose chiavi di lettura: dall’aspetto psicologico della “paura del sé e del proprio io più profondo” al tema della incapacità/difficoltà a relazionarsi con gli altri, ad entrare in empatia con il prossimo, addirittura con le persone più vicine; fino al portato filosofico della inevitabile imprevedibilità della vita, del caso che la fa da padrone e, quindi, alla riflessione circa il ruolo della libera scelta: l’uomo e’ veramente libero? È una domanda che spesso mi sono posta, giungendo a pensare che la vera libertà sta nell’imparare a conoscersi e a capire ciò che siamo e ciò che ci rende felice; la vera libertà credo stia nel coraggio di essere se stessi … Il tuo libro mi ha permesso di riflettere ancora una volta su tutto questo e ti ringrazio di avermi dato la opportunità di leggerlo!
Silvia C.


Anastasia pare avere tutto: una bella famiglia, un lavoro che la gratifica, amici, sicurezza economica. Perché allora decide di tentare il suicidio? Da questo inizia l’intenso romanzo di Carla Magnani. Entriamo nella mente della protagonista, che non riesce a uccidersi e finisce immobilizzata in un letto di ospedale. Le uniche cose che può fare sono ascoltare e pensare. Inizia così un percorso che la porta a capire meglio se stessa e gli altri, a scoprire aspetti della sua vita precedente che ignorava o che aveva trascurato. La grande abilità della scrittrice è quella di tenerci incollati alle sue pagine, pur non potendo allontanarsi dalla sua protagonista e quindi rimanendo ferma nella stanza di rianimazione e utilizzando solo il monologo interiore o la voce delle persone che passano per una fugace visita. Carla Magnani ci riesce, e riesce a disegnarci un mondo di interiorità e di relazioni che via via si chiariscono. Una scrittura pulita, essenziale, ci porta nella profondità dei personaggi, nel loro sentire, nel loro evolvere. Un libro che potrebbe sembrare disturbante ma che invece rivela una grande umanità e una grande capacità di comprendere la vita. Leggerlo aiuta anche il lettore a crescere, a guardarsi dentro con occhio più attento.
Renato Ghezzi


Ho particolarmente apprezzato il tuo ultimo romanzo, avvincente nelle sequenze della trama, con uno stile agile e molto efficace, che coinvolge fin dai primi periodi.
Ci sentiamo da subito immersi in una trama che si compone unicamente attraverso un dialogo interiore, incalzante e disincantato, dove filtra la realtà esterna, ma solo come significativo contrappunto.
Certo, anche la “negazione dei sentimenti“, ( il freudiano “istinto di morte?) a partire da quelli vitali, si rivela, in realtà, una nuova ricerca affermativa, su un piano emotivamente più corrispondente ed autentico.
“Morire per rinascere” con significati nuovi per la propria esistenza é un mito antico, presente nella coscienza universale. Del resto, psicologicamente è noto come il suicidio non sia un atto di rifiuto della vita, ma di una forma di vita che non ci rappresenta e, quindi, paradossalmente un atto d’amore per quella cui aspiriamo.
La verità del sogno. ottimo finale scenico, individua le radici dei nostri profondi conflitti e l’impegno quotidiano a conviverci.
Ancora, quindi, complimenti e… ai tuoi prossimi impegni letterari!
Flavia A.


Un romanzo è sempre un dischiudersi della coscienza, sia per i personaggi che popolano la finzione narrativa sia per i lettori che la riproducano nella loro mente a mano a mano che esplorano il terreno creato dall’autore.
Certi romanzi sono più diretti nel rivelarsi talvolta brutalmente didascalici nella loro ansia di assicurarsi che il lettore capisca tutto mentre altri si muovono nella direzione opposta in modi più psicologici.
Sono pochissimi gli autori capaci di dar vita a quel magico equilibrio fatto di semplicità che poi diventa raffinato lirismo.
Carla Magnani con “L’ombra del vero” riesce mirabilmente in questa magia.

Un romanzo scritto con cura amore e non come velleità letteraria ma come scoperta di un dono affiorato dall’anima nel breve volgere di una scheggia di tempo.
Un racconto per sostenere la realtà del quotidiano che ci costringe a cambiare le relazioni con gli amori, i figli, le persone. E trasmette questo messaggio: impariamo ad amare e amarci un po’ di più e troveremo più amore in tutto ciò che ci circonda.
Claudio Ardigò (poeta e critico letterario)


L’ombra del vero racconta la storia di Anastasia, una donna di 42 anni, in piena maturità fisica e intellettuale, che vuol decidere il suo destino con il suicidio, perché non crede di essere in grado di affrontare il dolore che in futuro le si presenterà davanti. Per questo fissa la data esatta in cui finalmente la farà finita, anche se è una donna realizzata, ha un marito e due figlie, un padre che vive alla sua ombra, una sorella quasi alle sue dipendenze e un fratello che si è fatto prete. La protagonista decide il giorno perfetto per mettere in scena un finto incidente automobilistico, costruito così bene da non far capire a nessuno che invece si tratta di un suicidio. L’auto esce di strada in curva, ma il destino ci mette una toppa, o meglio, si mette di mezzo e non permette di compiere il gesto estremo. La macchina esce di strada ma la donna non muore, si ritrova paralizzata in terapia intensiva, non vede ma sente tutto, è in coma ma è perfettamente cosciente. Il romanzo si sviluppa nella stanza della clinica, dove si avvicenda varia umanità: infermieri, familiari, una caposala … c’è chi parla con la degente sperando di farla rianimare, altri dicono cose di diverso tenore, si lasciano andare a considerazioni anche fuori luogo. La donna sente molte cose che sarebbe meglio non sapere, tutto questo aumenta la sua sofferenza, fino a quando non decide di organizzare una sorta di dizionario, ogni parola sentita finisce per evocare un momento della sua vita. L’ombra del vero narra il male di vivere di montaliana memoria, è una lettura a tratti sofferente, da thriller sentimentale, terapeutico, affronta un tema complesso come la paura della morte e il timore della perdita degli affetti. Scritto in prima persona, risulta rapido e avvincente, consente l’immedesimazione totale tra lettore e protagonista, anche se non può contare sul dialogo ma solo sulle considerazioni che la degente ascolta. Il romanzo basa molta della sua forza narrativa sulle efficaci descrizioni della natura che costituiscono una parte importante dell’intera opera, impostata sul tentativo di recuperare ciò che eravamo, in una specie di strano gioco che tenta di risalire ai giorni perduti della nostra infanzia.
Gordiano Lupi (kultunderground)


La paura è un sentimento che si manifesta attraverso un senso di forte spiacevolezza e da un intenso desiderio di evitamento nei confronti di un oggetto o situazione giudicata pericolosa. Altre costanti dell’esperienza della paura sono la tensione che può arrivare sino alla immobilità (si dice, infatti, “essere paralizzati dalla paura”) e la selettività dell’attenzione ad una ristretta porzione dell’esperienza. Questa focalizzazione della coscienza non riguarda solo il campo percettivo esterno ma anche quello interiore dei pensieri che risultano statici, quasi perseveranti. La tonalità affettiva predominante nell’insieme risulta essere negativa, pervasa dal desiderio di fuga.
Non a caso ho scelto di iniziare la recensione de “L’ombra del vero” di Carla Magnani con la “definizione” psicologica della paura. I brevi, ma intesi, studi di psicologia che ho fatto, mi tornano spesso utili per analizzare un libro ed in questo caso sono stati la lente attraverso il quale io ho potuto guardare senza pregiudizi alla scelta drastica e terribile attuata dalla protagonista del romanzo, Anastasia.
Quello di Anastasia è un monologo interiore di grande intensità che dona al lettore spunti di riflessione e momenti nei quali, inevitabilmente, anche lui pensa alla sua vita e al significato di questa.
Il finale, inaspettato, improvviso e sorprendente lascerà il lettore a bocca aperta.
La penna di Carla Magnani è padrona di una raffinata tecnica letteraria che dimostra grande capacità di analisi del lato sia positivo che oscuro dell’animo umano. “L’ombra del vero” è una lettura che vi struggerà al punto tale che non potrete fare a meno di amarla.
Virginia Villa (recensione completa sul blog LeggiIndipendente)


Ciao Carla ho terminato la lettura il cui finale mi ha piacevolmente sorpreso… molto bello, intenso piacevole nonostante la trama non sia “rose e fiori “. Complimenti un altro capolavoro.
Silvia M.


“L’OMBRA DEL VERO”, IL MAL DI VIVERE NEL NUOVO ROMANZO DI CARLA MAGNANI

L’ombra del vero” è il nuovo romanzo di Carla Magnani per le mezzelane casa editrice ed è un romanzo che parla del mal di vivere, che parla di un dolore interiore che non da tregua, che porta al disinteresse totale per la vita e che si nutre di rimpianti, di perdite, di fallimenti, di sensi di colpa.
Scritto in prima persona è la storia di Anastasia, una donna cinquantenne che ha sviluppato sin dalla gioventù un mal di vivere che le rende la vita insopportabile.Un racconto lucido della mutazione del suo animo che ogni giorno le suggerisce che è inutile continuare a vivere. Lei lo chiama “vigliaccheria” il suo malessere.
Attraverso un percorso di autoanalisi Anastasia racconta i suoi incontri con la morte e come essa ogni volta abbia lasciato un segno profondo in lei tanto da desiderare fortemente di volerla anche lei.
L’ombra del vero” racconta così il tentativo di suicidio di questa donna, un’ombra scura e vera che avvolge la vita della protagonista e il modo in cui lei progetta sul come uscire da ciò che non le da più gioia.
Un racconto shoccante, dall’inizio alla fine,il racconto di come Anastasia abbia fallito la morte e ora si ritrova ridotta in larva in una stanza di un ospedale. Lei osserva con il cervello lucido tutto ciò che vi è intorno e come tutto le appaia ormai in maniera ben distinta, finanche l’affetto del marito e del padre.
La sua attività celebrale esiste ancora ed è intrappolata in un corpo morto. Questa è la sconfitta vera per Anastasia.
Il racconto è dettagliato, claustrofobico, minuzioso, crudele ed incalza il lettore in uno spazio chiuso e privo di ogni desiderio vitale. E’ l’interno della mente di Anastasia che non cede, non molla nulla alla morte.
L’autrice Carla Magnani è molto brava ad incentrare tutto il racconto all’interno della mente della protagonista e a riversarlo senza sconti sul lettore in un percorso che non prova pietà ma solo rammarico per aver fallito la morte.
L’ombra del vero è il racconto quindi di una non vita, sospesa tra la morte e una apparenza di vita.
La beffa atroce che la morte fa ad Anastasia è il punto più affascinante del libro che conquista per narrazione viva e corrosiva. Come anche la paura della vita viene descritta in maniera impeccabile raccontando ulteriormente “l’ombra del vero” che aleggia in ogni essere umano.
DANIELA MEROLA


RECENSIONE DEL ROMANZO “L’OMBRA DEL VERO” di Carla Magnani

La paura, questo sentimento che ineluttabilmente condiziona l’essere umano, è uno dei temi principali di questo romanzo. E Anastasia, la protagonista, ha paura. La paura del divenire, quello scorrere senza fine nella realtà proiettata verso un futuro incerto e misterioso. Ed è proprio questo futuro che fa piombare Anastasia nell’angoscia più cupa, che stride con la sua felicità solo apparente, conducendola ad una scelta radicale, terribile, come può essere quella del suicidio. Una decisione che ritiene sia definitiva, irrinunciabile, frutto di quella profonda insoddisfazione che prova riguardo alla sua “immeritata” esistenza e di quella paura che ha per il futuro.
Eppure la vita ad Anastasia ha donato tanto: una famiglia, una carriera brillante, agiatezza economica, l’amore. Ma, forse, non tutto. Il “tutto” è un concetto troppo universale per lei, le sfugge. Allora scava nella sua vita, analizza se stessa, si giudica. Il risultato di quest’opera finemente introspettiva la porta sempre là: alla sua inadeguatezza, che la fa convincere del bilancio fallimentare della sua vita, in cui è stata sempre costretta a indossare una maschera, e lei odia l’ipocrisia. Si convince di non meritarsi la sua vita, perché quel “tanto” che non è “tutto” per lei è “troppo”.
La verità è l’altro grande tema che intitola, tra l’altro, il romanzo.
Dopo il fallito tentativo di suicidio, Anastasia versa in un coma profondo che non le impedisce, tuttavia, di percepire la realtà che la circonda. Nessuno sa che lei sente. Tutti la credono insensibile ed è per questo che chiunque andrà al suo capezzale, in quella fredda camera di terapia intensiva dell’ospedale, le parlerà senza reticenza.
In quella sorta di confessionale, si alternano il padre, la madre, il marito, i figli, l’amica del cuore, la sorella e altri. E di taluni scoprirà verità anche sconcertanti. Ed è per quest’ultime che Anastasia spera di addormentarsi per sempre e non gradisce che qualcuno si prodighi per salvarla.
E sebbene lei sia in coma, continua a provare emozioni vive che la sfiancano perché non può mostrare le lacrime o accennare un sorriso, perché il suo corpo le è estraneo.
Quando è sola, Anastasia continua a pensare e s’inventa una sorta di vocabolario riguardante le parole per lei più importanti, forse quelle che più l’hanno seguita in tutta la sua vita. È un lavoro fortemente introspettivo il suo, la prosecuzione di quelle riflessioni che l’hanno portata alla sua terribile scelta.
Introspezione, psicologia, filosofia si trovano nel romanzo. La protagonista narra mettendosi a nudo come se fosse lei stessa in un confessionale. I suoi ricordi, i suoi pensieri, la sua angoscia scorrono davanti agli occhi del lettore.
Un romanzo che lascia dentro qualcosa di prezioso e profondo già alle prime pagine, perché l’autrice ha una cifra letteraria brillante e trascinatrice e mai banale.
E il finale sarà sorprendente, inaspettato. Arriverà all’improvviso, netto.
Sarà a quel punto che Anastasia trarrà le conclusioni riguardo al suo suicidio fallito, un epilogo che dà il senso completo a tutto il romanzo, grazie alla raffinata tecnica letteraria adottata dall’autrice Carla Magnani.
Margarone Giovanni Scrittore


“L’ombra del vero”. Recensione di C. Sansonetti e M. Giuliani

Neppure il fazzoletto confezionato con la seta più fine, è in grado di asciugare le lacrime prodotte dal dolore di un’anima.

Sgorgano infinite, con cadenza costante, da quell’orifizio così ben celato agli occhi del mondo, dove un tassello si è conficcato con violenza. Dentro di esso si innesta subdolo giorno dopo giorno, quel chiodo aguzzo scolpito  da una spirale di buco nero. Ogni scontro perso con l’illogicità dell’esistenza corrisponde a un giro di vite e il dolore si acutizza.

Sovente le persone, e più spesso le donne, smettono di riporre fiducia nelle proprie capacità e non riconoscono più quelle caratteristiche che le contraddistinguono, come potenzialità. Tutto quel vociare le distoglie dall’armonia della loro sinfonia interna. E così davanti a sè vedono il buio…

All’orizzonte si profila un oceano denso di quel niente che soffoca, quando basterebbe fare il contrario di quanto dispensato dai consiglieri esperti di aforismi.

Voltare lo sguardo dietro le spalle. Sissignore, guardare indietro. Ripercorrere tutte le mete raggiunte, le difficoltà affrontate, il coraggio costruito sulla forza della paura.

Anastasia è al primo giro della sua garrota e non intende prestarsi alla vacuità di un qualsiasi destino deciso per lei. Nessuno può arrogarsi il diritto di sostituirsi a lei nel pianificare gli eventi, niente può esorcizzare la paura.

Come spesso accade, la vita si prende gioco delle nostre debolezze, sembra spietata nell’architettura di quei labirinti costruiti apparentemente per manipolare l’esistenza di ognuno. Ma non sempre.

Alcune volte concede un filo di Arianna che possa ricondurci a quella leggenda personale che abbiamo il dovere compiere lungo il cammino della nostra esistenza, come ha saputo raccontarci tanto saggiamente Paulo Cohelo.
Carmen Sansonetti e Massimo Giuliani


“L’ombra del vero”. Recensione di Tiziana Viganò

Con lucida razionalità una donna di quarantadue anni, Anastasia, progetta accuratamente e attua il suicidio, eppure il piano di fuggire dalla vita così ben preparato fallisce perchè viene salvata…

una beffa atroce continua con questo gioco estenuante di tiro alla fune con la vita”.

Così entra in coma, il suo corpo è immobile e insensibile, è diventato per gli altri una presenza inesistente, “qualcosa di indefinito, uno strano connubio di vita e di morte”, ma la sua mente lavora al massimo, solo l’udito è rimasto a metterla in contatto con il mondo esterno.

In questa situazione così difficile ripercorre la sua storia.

E’ una donna tutta d’un pezzo, Anastasia, una che ama la stabilità, i confini ben definiti, è una donna affidabile: ma ha una corazza che copre immense fragilità. Una famiglia unita, il benessere economico, un’ottima salute, una vita tranquilla…la perfezione nasconde l’abisso. Sente di non meritare la vita: paure esasperate la sovrastano e le impediscono di provare qualunque gioia, il dolore si è impadronito di lei come un veleno che l’ha intossicata fin da bambina, come qualcosa di ineluttabile a cui non può sfuggire, perfino  il dolore altrui è occasione di sentirsi in colpa.

La paura del dolore è diventata paura della paura e l’unica via d’uscita per chi teme la vita è la morte.

Nel gioco dell’alfabeto, le associazioni libere cui Anastasia si abbandona, sono fili che si intrecciano e formano il tessuto di valori, convinzioni e credenze della protagonista.

Dopo la prova d’esordio con “Acuto” (2015, Gilgamesh) dove analizzava la paura delle scelte, la scrittrice con L’ombra del vero esplora la paura del dolore che è connaturato in ogni vita.

Carla Magnani, con la sua abile penna e la conoscenza approfondita dell’animo umano nel lato luminoso e oscuro, ci dona un ritratto di donna sofferto e tormentato, che con un colpo d’ali è capace di riprendere in mano la sua vita dopo averne sviscerato i momenti più dolorosi.
Tiziana Viganò